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Il made in Italy secondo Versace

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Santo Versace

Santo Versace

Un imprenditore di fama mondiale che continua a mantenere insieme la concretezza e la semplicità del ragazzo calabrese che, alcuni anni dopo la laurea in economia-  conseguita a Messina- si è trasferito a Milano dove insieme al fratello Gianni costituiscono la GIANNI VERSACE S.P.A. Un uomo con una marcia in più! Assolutamente poliedrico, tra i suoi impegni pure la politica senza mai trascurare il sociale. Santo Versace  non ha mai dimenticato la sua terra d’origine anzi, tra ricordi e aneddoti, ne fortifica ogni giorno il legame cogliendo le occasioni propizie per promuovere la capacità dei meridionali che tanto gli stanno a cuore. Tant’è che ogni volta che fa tappa nell’isola suole dire “evviva la Sicilia…dopo la Calabria!”.

La Milan Fashion Week ha sfidato la concomitanza temporale con le elezioni. Per quanto sia sotto i riflettori del mondo intero il futuro politico in Italia, ai creativi del fashion e ai buyer internazionali poco interessa che l’attenzione possa essere dirottata su altri eventi. Parafrasando un detto, quindi, “the economy must go on”?

Certo. E non ci vedo nulla di strano. Al contrario non riesco ad immaginare che figura avrebbe fatto il nostro Paese se- per via delle elezioni politiche – si fosse dovuto rimandare un appuntamento che è forse il più importante per la nostra economia, in  termini di business immediato ma anche di immagine”.

Gli imprenditori italiani lamentano: calano i fatturati interni, ma cresce l’export. Il Made in Italy riesce sempre a distinguersi?

 “Se è Made in Italy di qualità, si. La qualità italiana è ancora riconosciuta in tutto il mondo come ineguagliabile. E’ vero che per le imprese dell’alto di gamma l’export rappresenta il grosso del proprio fatturato, ma questo non è un dato contingente: da sempre le imprese di eccellenza esportano la gran parte dei propri prodotti, da sempre contribuiscono a diffondere eleganza, buon gusto e qualità, da sempre sono le migliori ambasciatrici del nostro Paese”.

La moda italiana esporta 40 miliardi di euro all’anno contribuendo in maniera significativa al surplus della bilancia commerciale. Secondo lei, da conoscitore del fashion system e del mondo imprenditoriale del settore, la politica si rende conto che il comparto va aiutato?

“Le imprese della moda, come degli altri settori di punta dell’eccellenza italiana, si aiutano da soli, grazie alla creatività, all’innovazione, al coraggio, alla fantasia e alla perseveranza degli imprenditori che sono riusciti ad avere successo nel mondo non grazie alla politica, ma nonostante la politica. Quello che viene richiesto alla politica non sono incentivi, ma rimozione delle barriere che ostacolano il business: tassazione iniqua, burocrazia demenziale, corruzione a tutti i livelli…”

 

L’Unione Europea sembra intenzionata a non elargire i 70 milioni di euro destinati alla Sicilia per manifestazioni che non siano davvero di valenza culturale e turistica. La classe politica delle regioni meridionali quanta percezione ha dell’importanza della moda in chiave di investimento per l’economia locale?

In questo caso il problema dell’acume della classe politica è un problema nazionale non locale. Per rispondere alla sua domanda, NO, perlopiù la classe politica non si rende conto dell’importanza dell’industria di alta gamma (moda e altro) per la nostra economia. E questo ha dell’incredibile, dopo che da 30 anni non solo questa industria rappresenta il meglio dell’Italia nel mondo, ma soprattutto ha messo in moto ed arricchito nel tempo una serie di filiere che hanno costruito ricchezza e cultura. Hanno valorizzato saperi manuali e artigianali che animano i territori italiani da secoli, hanno messo in circolo idee, gusti, competenze che appartengono alla tradizione estetica e concettuale del nostro paese, hanno influito sullo stile di vita degli italiani e anche degli abitanti del resto del mondo, che ci guardano come punti di riferimento quanto ad eleganza e saper vivere. Il nostro soft-power consiste in questo, nell’industria della creatività, e chi non lo capisce non è degno di governarci”. 

L’impegno nel sociale, in particolare per “Operation Smile”, continua sempre con soddisfacenti risultati?

Si continuo a dedicare parte del mio  tempo alla Fondazione Operation Smile Italia ONLUS, dove ricopro il ruolo di Presidente dal 2007 – incarico che mi è stato rinnovato nella primavera del 2012. La Fondazione opera, in tutto il mondo, bambini e ragazzi nati con malformazioni facciali quali la labio-schisi, comunemente nota come labbro leporino, e la labio-palato-schisi. Grazie all’impegno dei medici volontari che l’organizzazione ha, sia in Italia che nel mondo, in 30 anni di attività, Operation Smile ha eseguito più di 200.000 interventi chirurgici cambiando la vita a migliaia di bambini ed alle loro famiglie. Diciamo che la solidarietà è “un vizio di famiglia”. Mio fratello Gianni, per esempio, è stato l’ideatore nel 1992 di Convivio: la più importante mostra mercato di moda e arredamento in Italia, lanciata per finanziare la ricerca scientifica della sindrome da Hiv. Convivio è una manifestazione a livello internazionale che, ad ogni edizione, coinvolge i personaggi più importanti della moda e dello spettacolo (la prima edizione è stata inaugurata dal Elton John, che per l’occasione ha duettato con Sting…). Mia sorella Donatella, invece, è impegnata con Breast Health International, fondazione no profit nella lotta contro il cancro al seno, ma sono tante le occasioni in cui abbiamo operato e operiamo nel sociale. C’è da dire, comunque, che tutto il mondo della moda fa tanto per aiutare chi soffre anche se a volte non compare”.

 

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