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Vintage

foto vintage fornita dal Museo di Mirto

The jacket  CHANEL

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CAROSELLO e… a nanna!

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…Fino a metà degli anni ’70 era così. I bambini a letto dopo Carosello. Il mondo è cambiato, oggi, 40 anni dopo.calimero006-1

Per la generazione segnata da Calimero & Co attualmente c’è la possibilità di visitare a Milano, al Museo del Fumetto, la mostra di Carosello: ci si incontra, nella galleria fotografica, l’omino del Bio Presto, il Calindri del Cynar, le caricature della Pavone, di Noschese e delle Kessler, Pippo l’ippopotamo, Giò Condor, Susanna Tuttapanna, Carmencita, Paulista, la linea magica de Lagostina, l’Olandesina, i Flinstones e tanti altri amici della sera dell’epoca; si risentono le canzoncine pubblicitarie che hanno fatto la storia e hanno fatto scoprire  al grande pubblico grandi attori di teatro, musicisti jazz, grafici e artisti all’avanguardia. 

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QUELLI CHE…IL POSTAL MARKET

Un tempo lo si raccomandava persino al portiere: “Quando arriva il PostalMarket me lo metta da parte perché non ci entra nella cassetta”. Già, il PostalMarket. Quel librone più pesante del libro di antologia o di un sussidiario, ma gioioso e carico di piccoli sogni , sempre attuale tanto da essere sfogliato durante un’intera stagione. Ne arrivavano due numeri l’anno, autunno-inverno e primavera-estate.

agata postalmarket

ovviamente…è una foto inedita!

Era un grande magazzino, anche di qualità. Ce lo avevi in casa, tutto per te, sei mesi l’anno e poi altri sei mesi. Sceglievi una cosa, compilavi a penna un modulo, lo mettevi in busta chiusa, lo affrancavi con un francobollo di poche lire (già…la lira!) e aspettavi che qualcosa accadesse, nel giro di quindici giorni. Poi finalmente l’arrivo del plico, il rito dell’apertura, l’effetto sorpresa, perché quella cosa poteva anche non piacerti, una volta ricevuta. Rara eccezione, però. Perché…ogni pacco portava con sé una buona dose di euforia.

Sì,  quelli cheil Postal Market lo chiedevano a mamma e nonna, conoscevano a memoria pure la canzoncina dello spot: Con PostalMarket, sai, uso la testa ed ogni pacco che ne arriva è una festa, recitava il ritornello tormentone. Chi non se lo ricorda? Innegabile il fashion style di questa testata d’altri tempi. Impossibile spiegarlo adesso alla nuova generazione, che lo ritrova online –dopo una fase di silenzio- sotto rinnovata veste. Ma l’originale era di…un’altra epoca. Oggi ne voglio celebrare alcune copertine, star che hanno prestato il loro volto ad una testata cult, quasi fosse…Vogue!

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passione vintage

PASSIONE VINTAGE

Afferma Karl Lagerfeld: “Non potrei mai indossare un pezzo vintage, lì dentro potrebbe esserci morto qualcuno”. Eppure lo stilista di Chanel, che non disdegna una sbirciatina alla moda di altri tempi, sempre fonte di ispirazione, è ben consapevole della forza travolgente rappresentata oggi dal vintage. Perché la moda mutante trasforma “ieri” in “oggi” e diventa investimento sicuro per “domani”.

Non molto tempo fa pure Louis Vuitton ha rilanciato la moda stile anni ’50 e ’60 che tanto fa atmosfera glamour e mondana e che riporta alle dive del cinema della Dolce Vita. In fondo il fascino retrò nel fashion è pressoché irresistibile.

Un fenomeno che ammalia, insomma. Lo dimostrano le aste che chiudono con cifre stratosferiche vendite di cimeli d’epoca. Non roba d’antiquariato, per l’appunto, bensì oggetti vintage. Battuti come fossero opere d’arte. Si parli di abiti di cerimonia indossati da personaggi famosi così come modelli di haute couture creati in edizione limitata. Perciò sta nascendo un nuovo settore con esperti professionisti specializzati nella mediazione e valutazione di tali oggetti di valore. Figure già riconoscibili all’estero, meno al momento in Italia. A Parigi esiste addirittura un ufficio specializzato in moda vintage, abiti e accessori di qualche decennio fa. Un nuovo capitolo della storia del costume e dell’arte, dove internet ha un ruolo cruciale. Ci sono collezionisti pronti a sborsare fior di quattrini per un pezzo pregiato. Nel borsino degli oggetti di culto, il periodo che inquadra esclusività con valutazioni da capogiro è quello che va tra il 1936 e il 1943. Spazio quindi alla “caccia al tesoro” dei privati, che svuotano armadi e cantine attratti da una interessante fonte di guadagno. E’ bene però sapere che un capo, un accessorio o un oggetto si possono reputare vintage quando sono vecchi almeno vent’anni.

Il vintage, parola che di regola dovrebbe essere applicata a vini di annate particolarmente pregiate (deriva dal francese antico vendenge -cioè vendemmia- o age du vin), è quindi il più trionfale ritorno del remake. Per il quale si organizzano nel mondo sempre più eventi dedicati. Basta fare una capatina anche su Facebook per trovare la pagina di una comunity che non manca neppure un appuntamento!

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